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Event Horizon fotografa un quasar a 7 miliardi di anni luce

Di Giovanni Sapere
2 min di lettura

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Event Horizon fotografa un quasar a 7 miliardi di anni luce

Dopo i due buchi neri immortalati nel 2019, la rete internazionale di telescopi EHT inizia a osservare e studiare NRAO 530, un quasar a più di 7 miliardi di anni luce dalla Terra

Un altro traguardo importante per EHT, sigla di Event Horizon Telescope, la collaborazione scientifica internazionale che nell'aprile 2019 ci ha permesso di osservare da vicino M87, il buco nero della galassia Messier 87. Secondo quanto riportato dall'Astrophysical Journal, la rete di telescopi è riuscita a fotografare NRAO 530, un quasar a circa sette miliardi e mezzo di anni luce dal nostro pianeta, con una risoluzione notevole.

Un risultato non da poco per la rete internazionale Event Horizon, che già nel 2019, oltre alle immagini di M87, ci aveva fornito un altro importantissimo resoconto su Sagittarius A, un presunto buco nero situato al centro della nostra galassia. Grazie al lavoro svolto da EHT, attraverso le impressionanti immagini ad alta risoluzione realizzate è stato possibile determinare la reale natura di Sagittarius A come vero e proprio buco nero.

La rete di telescopi Event Horizon, pur avendo le proprie strutture sparse in tutto il mondo, riesce a produrre un'unica immagine virtuale, sfruttando le diverse prospettive offerte dai propri strumenti collegati in rete. I radiotelescopi di EHT sono otto e vanno dagli Stati Uniti all'Antartide.

Fa sorridere pensare che l'osservazione di NRAO 530 sia, a tutti gli effetti, un colpo di fortuna. «In realtà l'osservazione del quasar NRAO 530 non era l'obiettivo principale di Event Horizon. L'abbiamo studiato perché ci serviva per calibrare la strumentazione e osservare con maggiore precisione il buco nero Sagittarius A», spiega Rocco Lico, ricercatore dell'Istituto de Astrofisica de Andalucia in Spagna.

«Il quasar NRAO 530 ha caratteristiche che lo rendono perfetto per eseguire una calibrazione: è una sorgente compatta e non presenta molta variabilità temporale.»

Osservando il quasar, il team di Event Horizon ha potuto rilevarne le caratteristiche e le ha trovate molto interessanti, secondo gli stessi ricercatori. «Sono presenti sottostrutture interessanti. In particolare, le immagini che abbiamo ottenuto rivelano la presenza di una regione luminosa e compatta, il cosiddetto “nucleo radio” della sorgente, da cui si estende un getto relativistico di circa 60 micro-arcosecondi. Studiare questo fenomeno potrebbe permetterci di capire meglio qual è il “motore” del quasar e come funziona.»

Foto: Pexels

Autore: Alessandro Volpe