I batteri sono il materiale dei computer del futuro?
Di Giovanni Sapere
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Per progettare e costruire computer sempre più sofisticati e performanti, i ricercatori si rivolgono ai nanomateriali, tra cui il grafene.
Una nuova ricerca
Del grafene e delle sue caratteristiche che lo rendono per certi versi un materiale unico si parla ormai da tempo. Il grafene, una sottile scaglia di carbonio forse grande quanto un atomo, è un nanomateriale rivoluzionario per la sua capacità di condurre l’elettricità e per la sua resistenza meccanica, ed è anche un materiale molto flessibile.
Anne S. Meyer, professoressa associata di biologia presso l’Università di Rochester, e i suoi colleghi della Delft University of Technology nei Paesi Bassi stanno cercando di superare la barriera della riproducibilità su larga scala del grafene. Il metodo utilizzato è un metodo che riduce costi e tempi, oltre a essere altamente sostenibile rispetto ai prodotti chimici. Estratto dalla grafite, il grafene è molto più resistente di un atomo che compone lo stato degli elementi naturali. Sono infatti già stati introdotti metodi alternativi, ma questi ne riducono lo spessore e la purezza. Ed è qui che si innesta il lavoro di Meyer.
Fonte: foto della Delft University of Technology / Benjamin Lehner
La tecnica
Il team di scienziati è partito da una fiala di grafite. Hanno esfoliato la grafite per produrre ossido di grafene (GO), che hanno poi mescolato con batteri Shewanella. I batteri hanno l’effetto di rimuovere la maggior parte dei gruppi di ossigeno, il che lo trasforma in un buon conduttore di corrente. Grazie a questo processo, può essere conservato in laboratorio per periodi più lunghi. L’ossido di grafene è un materiale ideale perché è leggero e buon conduttore, ma in genere mantiene un piccolo numero di gruppi di ossigeno che possono essere usati per legarsi alle molecole di interesse.
Possibili utilizzi
Gli studi condotti dal team della dott.ssa Meyer hanno previsto che il grafene prodotto dai batteri potrebbe anche essere la base per inchiostri conduttivi, utilizzabili per realizzare tastiere di computer, circuiti stampati o piccoli fili come quelli usati per sbrinare più rapidamente ed efficacemente i parabrezza delle auto. I primi riscontri potrebbero portare, in un prossimo futuro, allo sviluppo di nuovi materiali nanocompositi avanzati.
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