Internet of Cars: la mobilità super-connessa appena nata
Di Giovanni Sapere
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È legittimo che ogni proprietario di auto, soprattutto se si occupa del trasporto di bambini, anziani o persone con disabilità, si preoccupi dell'affidabilità derivante dalle nuove tecnologie e in particolare dall'emergente IoT (Internet of Things), che sembra entrare proficuamente in una nuova dimensione con il settore automobilistico: l'Internet of Cars. A quanto pare, l'incognita della sicurezza legata alle auto connesse si sta gradualmente dissolvendo, soprattutto grazie al bagliore positivo delle tecnologie DLT, in cui la sicurezza dei dati e la privacy sono caratteristiche intrinseche del principio di funzionamento della tecnologia stessa.
Ciò ci porta a pensare che l'innovazione tecnologica in campo automobilistico possa davvero permetterci di ottimizzare il nostro tempo e inoltre di ridurre le spese di gestione e di servizio. Nel senso che, in una rete, una rete estesa di sensori, antenne, software embedded e sistemi di navigazione incorporati dalle auto del presente e del futuro, il modello DLT memorizza e poi trasporta i dati in una rete decentralizzata di computer e server; non a caso è un modello utilizzato per gestire enormi quantità di dati, dimostrandosi un valido e resistente baluardo contro gli attacchi e quindi contro possibili manipolazioni a fini commerciali e violazioni della privacy.
L'Internet of Cars sulle nostre strade Attualmente, nel parco circolante, l'Internet of Cars è già presente, ma in una forma limitata a servizi banali come le applicazioni di musica o meteo e limitata anche per numero di auto. Ma quest'ultimo numero sta crescendo con progressi notevoli, tanto che in futuro potrebbe crearsi una condizione in cui, lungo un'autostrada, diverse auto in fila tra loro o disseminate in mezzo al traffico avranno la possibilità di monitorare lo stato dei «compagni super-connessi», le une con le altre, e di segnalare in anticipo un eventuale incidente o anomalia di una o più auto che seguono la nostra.
Un processo che richiede immediatezza ma anche accuratezza, in una complessità computazionale non trascurabile, tale da renderlo ancora un'utopia in un contesto come il traffico urbano di Napoli, ad esempio, dove in meno di 24 ore si verificherebbero miliardi di contatti e transazioni. Quindi non solo connessioni statiche che consentono la comunicazione tra auto, ma anche la possibilità di effettuare ordini e transazioni.
Più transazioni con meno tempo e meno denaro? In effetti la DLT ha un costo che, nell'applicazione in campo automobilistico, dovrebbe essere enormemente ridotto in relazione a velocità, sicurezza e facilità di adattamento, nella rete che di volta in volta si andrà a definire, per rendere automatismo questo insieme futuristico di comodità, che metterà in gioco la tecnologia della nostra auto nel momento in cui dovremo, ad esempio:
- Pagare rapidamente il ticket di un parcheggio
- Rilevare e ordinare al rivenditore di ricambi eventuali parti difettose che la nostra auto ha individuato da sola
- O persino la comunicazione incrociata tra auto per alleggerire il traffico e quindi una gestione automatizzata della strada, resa possibile dalle singole auto che la percorrono, integrandosi con altri soggetti stradali e ambientali presenti nella rete.
Sostenibilità effettiva In breve, le possibilità ci sono. Immense e tra le più varie. Ma la sostenibilità per l'Internet of Cars così come rappresentato qui richiede ancora tempo per lo sviluppo e la sperimentazione. E in questo tempo non va sottovalutato né trascurato alcun passaggio o sovrapposizione, per quanto semplice. Nessuno vorrebbe guidare, o peggio essere trasportato da auto o camion che si trasformano in pericolose macchine di morte, e ciò può accadere per due presupposti critici: – La vulnerabilità del sistema dell'auto e della rete, che li rende facili prede e strumenti per terzi con fini rischiosi – O il raggiungimento di una struttura-sistema così intelligente da opporsi ai conducenti e al controllo esterno della rete e da dissociarsene. Due condizioni più distopiche che utopiche ma che appaiono sempre in primo piano per gli esperti che progettano queste avanguardie, per garantire un'evoluzione consapevole e responsabile dell'automobile e per la sicurezza della mobilità, oltre che dei tipi di transazioni sopra elencati, ricordandoci al contempo che chi viene trasportato si troverà in un oggetto che acquisisce sempre più un'«anima» controllabile e aggirabile, non puramente meccanica, e quindi con un controllo diretto sempre minore da parte del conducente.
Autore: Giovanni Sapere



