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«La prima cosa che ho visto in VR era un porno»: intervista a Omar Rashid

Di Giovanni Sapere
5 min di lettura

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«La prima cosa che ho visto in VR era un porno»: intervista a Omar Rashid

Perché un artista dovrebbe usare la realtà virtuale? Lo abbiamo chiesto a Omar Rashid, produttore cinematografico e pioniere della VR nell’industria dell’intrattenimento

Perché un artista dovrebbe usare la realtà virtuale? Quali sono le nuove tecnologie che meglio si «prestano» al mondo dell’arte? E soprattutto: che cosa ne pensa il pubblico? Lo abbiamo chiesto a Omar Rashid, designer e videomaker italo-iracheno con un passato da writer. Nel 2016, insieme a Elio Germano, ha realizzato NoBorders VR, il primo documentario italiano a usare la realtà virtuale, e in questi mesi porta in giro per l’Italia Segnale d’allarme, la trasposizione in VR di uno spettacolo teatrale «tradizionale». Omar è un vero pioniere della realtà virtuale nel nostro Paese. E si è avvicinato a questa tecnologia grazie a un porno.

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Arte e VR: intervista a Omar Rashid

Come sei arrivato al mondo della VR?

Ho fatto studi di arte e moda, ma il mio background è fortemente segnato dalla cultura hip-hop e dal mondo dei graffiti. La mia prima esperienza di lavoro è stata a New York in un’azienda di abbigliamento per skater. Nel 2002, per motivi «anagrafici», non sono riuscito a ottenere un visto di lavoro: diciamo che non era il momento storico migliore per essere figlio di un iracheno a New York! Sono tornato a Firenze con l’obiettivo di creare una realtà che fosse un crogiolo di tutte le esperienze fatte fino a quel momento. Ho creato il marchio Gold e ho aperto un negozio di sneakers, ma poi piano piano ho capito che era meglio concentrare le mie energie sulla comunicazione e sullo storytelling.

Qual è il tuo approccio alle nuove tecnologie?

Con la tecnologia ho sempre avuto un approccio molto influenzato dal mio passato da writer. Non ho spazio per comunicare? Lo creo! Non ho un budget? Uso la tecnologia in modo non convenzionale. Ho iniziato a usare la realtà virtuale proprio con questo spirito, nel 2013, quando insieme a Giovanni Landi ho creato Gold AR per promuovere il mio marchio. È un’app per smartphone che usa la realtà virtuale per trasformare l’ambiente che ci circonda in uno shooter a 360 gradi: una volta inquadrati, gli adesivi di Gold prendono vita e iniziano a muoversi come un serpente. L’obiettivo è sparare per colpirlo. Quasi per scherzo ho inviato il progetto agli Auggie Awards, l’expo virtuale che ogni anno premia i migliori software, programmi e app di realtà aumentata. E Gold AR ha vinto il premio come migliore campagna di marketing basata sulla realtà aumentata, battendo giganti come Pepsi, Ikea, Absolut Vodka e Walmart in collaborazione con Marvel: siamo molto orgogliosi di aver battuto persino gli Avengers!

Il passo successivo è stato la produzione di contenuti audiovisivi?

Le mie passioni sono sempre state l’high-tech e l’audiovisivo. Sono un super fanatico e, appena esce un nuovo gadget tecnologico, devo averlo. È andata così anche con i primi visori DK2 nel 2014. Una delle prime cose che ho visto in realtà aumentata era un porno. La mia reazione è stata: ma si possono davvero fare video così con questa roba? Poco dopo ho comprato l’Oculus Gear VR e un set di videocamere GoPro per realizzare i miei primi video in realtà aumentata. Tranquilli, non erano porno! I primissimi filmati li ho mostrati ad alcuni amici. Tra loro c’era l’attore Elio Germano che, dopo un attimo di smarrimento, mi ha chiesto di fare qualcosa insieme!

Nel 2016 la VR era una tecnologia completamente nuova: com’è stato scrivere le regole di questo «nuovo» linguaggio audiovisivo?

Il primo progetto importante che ho sviluppato con la VR è stato No Borders (regia di Haider Rashid, ndr), il primo documentario italiano in realtà virtuale girato a 360°. Elio è il protagonista e indaga la crisi dei migranti in Italia. Il film si muove tra il Centro Baobab di Roma e il presidio No Borders di Ventimiglia, città al confine con la Francia che in quel periodo era diventata il simbolo dell’emergenza migranti. La realtà virtuale permette allo spettatore di immergersi nella scena esplorandola a 360 gradi. In No Borders si vivono spazi, momenti della giornata, si ascoltano storie ed esperienze che coinvolgono i volontari. La realtà virtuale porta a essere parte di uno spaccato che tocca sempre di più la vita di tutti ogni giorno.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto lavorando a diversi progetti che sperimentano il linguaggio della VR. È uscito da poco The Italian Baba – My Cave in India: un viaggio virtuale alla ricerca di sé stessi. Lo spettatore è immerso nei lontani paesaggi indiani alla ricerca di una guida, di un guru. Facciamo un viaggio interiore attraverso le parole del testo A piedi nudi sulla Terra di Folco Terzani, di cui Elio Germano è la voce narrante. The Italian Baba è un esempio di come la realtà virtuale possa essere lo strumento che ci permette di assaporare e vedere i luoghi con i nostri occhi e allo stesso tempo con gli occhi di qualcuno che non siamo noi. Un viaggio a 360° che parla di vite vissute e ancora da esplorare. Nell’ottobre del 2019 sono stato in Cina a parlare di produzione audiovisiva alla World Conference on VR Industry e il 1° novembre ho lanciato un progetto dedicato alla mia città. È un video in solitaria su Firenze che, a metà, cambia e dà vita a una riflessione più ampia sulla storia e sul destino dell’arte nella società del futuro: tutto con il supporto della VR!

Da Firenze con furore...Omar Rashid - DolceVitaOmar Rashid è nato in Iraq ed è cresciuto a Firenze. Ha concluso gli studi al Polimoda di Firenze nel 2002 e, dopo alcune esperienze come designer di abbigliamento tra Parigi e New York, ha creato una propria linea di streetwear e ha usato canali non convenzionali per farla conoscere. La passione per i nuovi linguaggi e per le loro applicazioni diventa l’elemento centrale della sua carriera. Nel 2013 ha creato Gold AR, un’app di realtà aumentata vincitrice dell’Auggie Award come "Best Augmented Reality-based Marketing Campaign". Nel 2016, insieme a Elio Germano, ha realizzato NoBorders VR, il primo documentario italiano che usa la realtà virtuale, vincitore del premio MiBACT «Migrarti» alla Mostra del Cinema di Venezia. Oggi con la sua agenzia Gold Enterprise realizza progetti VR e, in parallelo, insegna viral marketing e comunicazione web allo IED di Firenze.

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