Neuroni dell’estinzione: identificate le cellule che fanno riemergere le vecchie paure
Di Giovanni Sapere
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I neuroscienziati dell’Università del Texas hanno identificato i «neuroni dell’estinzione», le cellule che fanno riemergere vecchie paure e brutti ricordi.
Perché i brutti ricordi a volte tornano a vivere nella nostra mente? È capitato a tutti di ritrovarsi all’improvviso a rivivere un brutto momento della propria vita. Basti pensare ai traumi dell’infanzia che a volte tornano a galla, alla prima delusione d’amore che ancora ci perseguita o al ricordo di quella figura sul lavoro che ogni tanto ci viene in mente apparentemente senza motivo. In realtà un motivo esiste e va cercato nell’ippocampo, la parte del cervello responsabile della trasformazione della memoria a breve termine in memoria a lungo termine. Proprio in quest’area, un gruppo di neuroscienziati dell’Università del Texas ha identificato le cellule che fanno riaffiorare inaspettatamente i ricordi spaventosi del passato. Queste cellule sono state chiamate «neuroni dell’estinzione». Sopprimono i ricordi di paura finché sono attive, ma possono essere improvvisamente disattivate per ragioni non ancora del tutto chiarite. Questo «blackout» sarebbe responsabile del riemergere di brutti ricordi e paure sopiti che sembravano superati.
«Neuroni dell’estinzione»: le cellule che fanno rivivere le vecchie paure si trovano nell’ippocampo
Gli autori della scoperta sono rimasti particolarmente sorpresi dal fatto che i «neuroni dell’estinzione» si trovino nell’ippocampo e non nell’amigdala, la parte del cervello tradizionalmente associata alla paura. Questo spiegherebbe perché una delle terapie più utilizzate per curare i disturbi fobici, la cosiddetta terapia dell’esposizione, a volte fallisce. Questa terapia si basa sulla formazione di nuovi «ricordi positivi» che sovrascrivono il ricordo originale all’origine del disturbo: per esempio, far incontrare a una persona che è stata morsa da un cane tanti cani amichevoli e innocui. Questo meccanismo può non funzionare perché l’ippocampo conserva traccia sia del ricordo originale sia di quelli nuovi, che quindi non può mai essere sovrascritto completamente. Oltre a spiegare i difetti della terapia dell’esposizione, la scoperta dell’Università del Texas apre la porta a nuove possibilità terapeutiche. I neuroscienziati che hanno scoperto i «neuroni dell’estinzione» sono infatti riusciti ad attivare e disattivare artificialmente queste cellule tramite l’optogenetica, sopprimendo e facendo riemergere in alcune cavie paure indotte poco prima. Questi risultati potrebbero cambiare radicalmente lo scenario clinico attuale e portare allo sviluppo di nuove terapie più efficaci per il trattamento di ansia, fobie e disturbi da stress post-traumatico.



