Medicine

Una nuova terapia a base di nanocorpi può disattivare il SARS-CoV-2

Di Mario Vincenzo La Rocca
2 min di lettura

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Una nuova terapia a base di nanocorpi può disattivare il SARS-CoV-2

Una nuova ricerca dell’Università di Pittsburgh usa frammenti di anticorpi di lama in terapie inalatorie con grandi potenzialità contro il COVID-19

Una nuova ricerca della University of Pittsburgh School of Medicine usa frammenti di anticorpi di lama in terapie inalatorie con grandi potenzialità contro il COVID-19

Nel pieno della seconda ondata della pandemia, la ricerca medica non si è ancora arresa e cerca terapie per prevenire il contagio causato dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Dopo i risultati incoraggianti del vaccino sviluppato da Pfizer, la ricerca ha prodotto un altro risultato incoraggiante. Lo studio, sviluppato presso la University of Pittsburgh School of Medicine, si è concentrato su speciali anticorpi prodotti dai lama, animali esotici del Sudamerica. La ricerca è stata pubblicata sulle pagine della prestigiosa rivista Science. Gli scienziati hanno somministrato a un lama di nome Wally frammenti della proteina spike del SARS-CoV-2. Dopo due mesi, il sistema immunitario dell’animale ha prodotto anticorpi efficaci contro il coronavirus.

Il team ha poi estratto gli anticorpi e individuato le specie più attive contro il virus. Questi anticorpi sono stati chiamati nanocorpi (nanobodies) perché hanno dimensioni molto più piccole dei loro analoghi sviluppati dal sistema immunitario umano. Gli studi in vitro hanno poi mostrato che frazioni di nanogrammi di questi nanocorpi possono neutralizzare il virus in modo molto efficace e sono subito diventati tra i candidati più interessanti per produrre una terapia anticorpale contro la malattia. I nanocorpi si sono rivelati molto stabili anche dopo sei settimane a temperatura ambiente e possono essere somministrati anche tramite aerosol, venendo così assimilati immediatamente dall’apparato respiratorio.

«La natura è il nostro miglior inventore», ha dichiarato Yi Shi, professore di biologia cellulare all’Università di Pittsburgh e coautore dello studio. «La tecnologia che abbiamo sviluppato passa in rassegna i nanocorpi neutralizzanti il SARS-CoV-2 su una scala senza precedenti, il che ci ha permesso di scoprire rapidamente migliaia di nanocorpi con affinità e specificità ineguagliate». L’interazione tra i nanocorpi e il virus che blocca l’infezione avviene attraverso meccanismi diversi. La varietà d’azione permette ai bioingegneri di aumentare ulteriormente l’efficacia delle terapie combinando più nanocorpi in uno solo e ottenendo un nuovo anticorpo che potrebbe essere efficace anche in caso di mutazioni del virus o di future evoluzioni della resistenza ai farmaci.