Nuovi filtri alla banana per dissalare l'acqua di mare
Di Mario Vincenzo La Rocca
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Il materiale a base di poliuretano può rimuovere vari metalli pesanti dall'acqua di mare e può essere usato per piccoli impianti e processi industriali
L'inquinamento dell'acqua causato da metalli come cadmio, cromo, rame, mercurio e zinco provoca nausea, convulsioni, problemi renali, cancro e altri gravi problemi di salute. I metodi usati al momento sono costosi e richiedono tecniche complesse. Una nuova invenzione, presentata durante E-nnovate 2020, propone un'alternativa più economica e più adattabile da impiegare negli impianti di depurazione. L'idea è stata presentata da Akram Hijazi, Wassef Al Khatib, Rim Nasser El-Dine, Mounir Kassir, Mohamad Al-Iskandarani e Mostafa Hamieh e ha vinto la medaglia d'argento. Il materiale è costituito da poliuretano, in forma di schiuma ed elastomero, arricchito con zeoliti o nanotubi di carbonio ricavati dalla banana.
Il materiale è stato brevettato e ha mostrato proprietà eccellenti se usato in impianti piccoli o industriali. Gli inventori, tutti membri della Lebanese Innovators Society, hanno descritto la loro invenzione al nostro giornale.
Potete spiegare come è nata la vostra invenzione? Come vi è venuta l'idea?
«Dato l'aumento dell'inquinamento dell'acqua nel periodo attuale, diventato un grave flagello che minaccia la vita degli organismi viventi, e la scarsità delle risorse idriche, era indispensabile trovare soluzioni a questi problemi ricorrendo a un metodo nuovo, poco costoso e rispettoso dell'ambiente. L'idea della nostra invenzione è nata dalla realizzazione di filtri sofisticati supportati da carbone attivo ricavato da fusti di banano (i fusti di banano si ottengono a prezzo bassissimo o gratuitamente) per depurare l'acqua inquinata e dissalare l'acqua salata, così da sfruttare risorse idriche non disponibili».
In che modo la vostra invenzione migliora le tecnologie esistenti?
«Per trattare l'inquinamento dell'acqua e dissalare l'acqua di mare sono stati usati diversi processi, tra cui precipitazione chimica, scambio ionico, cementazione, coagulazione e flocculazione, complessazione, biosorbimento e processi a membrana. Nel nostro brevetto utilizziamo l'adsorbimento (tramite filtri) con adsorbenti a basso costo in sostituzione degli attuali metodi costosi. Questi filtri possono essere riciclati e usati molte volte, sia su piccola scala sia per processi industriali. Possono depurare l'acqua da diversi metalli ionici e da inquinanti organici come coloranti e pesticidi, e caricati sul polimero; possiamo anche modificare la cavità della schiuma polimerica per renderla selettiva verso diversi adsorbenti».
L'idea è già stata brevettata o avete in programma di brevettarla?
«L'idea è stata brevettata presso il Ministero dell'Economia e del Commercio libanese, oltre ad aver ottenuto premi locali e internazionali dalla Lebanese Innovators Society e dalla piattaforma E-NNOVATE».
Qual è il prossimo passo? Come pensate di realizzare la vostra invenzione o di diffonderla?
«L'idea è in continuo sviluppo e puntiamo ad ampliare l'ambito della nostra ricerca attraverso vari punti: applicare un assemblaggio in serie della schiuma di poliuretano e aumentare la lunghezza della colonna per garantire la completa depurazione dell'acqua inquinata; condurre nuovi studi su un gran numero di piante per inserirle nei filtri; condurre uno studio più ampio sugli inquinanti per commercializzare questi filtri su scala industriale e incoraggiare le persone a usarli nelle case per depurare l'acqua domestica, che è un problema universale».



