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Pubblicata la prima “foto” di un buco nero: Einstein aveva ragione

Di Giovanni Sapere
2 min di lettura

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Tradotto automaticamente dall’originale inglese Leggi l’originale

Pubblicata la prima “foto” di un buco nero: Einstein aveva ragione

Era stato teorizzato, era stato immaginato, e perfino quel folle visionario di Christopher Nolan aveva deciso di riprodurlo il più fedelmente possibile – sempre secondo le tesi degli astrofisici – nel suo “Interstellar”. Ma di un buco nero non si era mai riusciti a ottenere un'immagine reale.

Dalle 15, ora italiana, di mercoledì 10 aprile 2019 non è più così.

Si chiama “Event Horizon Telescope” ed è il progetto portato avanti da vari istituti di ricerca, tra cui la Nasa, che ha visto l'unione del lavoro di 8 radiotelescopi disposti in varie parti del mondo, dagli Stati Uniti alla Spagna all'Antartide. Il risultato del lavoro di due anni, quello che gli scienziati hanno mostrato nella conferenza alla NSF, la National Science Foundation, è l'immagine del grande buco nero supermassiccio posto al centro – o quasi – della galassia chiamata M87, a “soli” 55 milioni di anni luce da noi. E meno male!

Un momento della conferenza in cui è stato dato l'annuncio

Una foto? Non proprio. L'immagine è infatti, in pratica, l'ombra che proietta questo corpo celeste massiccio e ancora in gran parte incompreso. Un enorme cerchio nero, circondato da quello che gli studiosi hanno rilevato essere un anello vorticoso di materiale gassoso e roccioso incandescente, che causa appunto questo colore rosso brillante. Questo buco nero è 6,5 miliardi di volte più massiccio del nostro Sole, tanto per rendere chiara la potenza della sua gravità che, come già rilevato a metà del Novecento da Albert Einstein con le sue teorie sulla relatività, riesce a catturare e trattenere al proprio interno perfino la luce, capace di muoversi a ben 300 mila chilometri al secondo.

“Se immerso in una regione luminosa, come un disco di gas incandescente, ci aspettiamo che un buco nero crei una regione scura simile a un'ombra – ha detto il presidente dell'Eht Science Council Heino Falcke della Radboud University – esattamente come previsto dalla relatività generale di Einstein. Questa ombra, causata dalla curvatura gravitazionale e dalla cattura della luce da parte dell'orizzonte degli eventi, rivela molto sulla natura di questi affascinanti oggetti e ci ha permesso di misurare l'enorme massa del buco nero di M87”.

Con l'unione di migliaia di terabyte ricevuti da ogni singolo radiotelescopio, si è riusciti a creare una visione come se tutta la Terra fosse un unico gigantesco telescopio. Questo ha permesso una percezione grezza ma efficace di ciò che accade nella galassia M87. Non di Sagittarius A, un altro buco nero decisamente più vicino a noi, a circa 27 milioni di anni luce, ma molto più piccolo. Per questo la scelta è caduta su un buco nero più massiccio, per quanto più lontano.

Inutile dire che, pur non essendo di utilità immediata, le informazioni raccolte aprono migliaia di ulteriori scenari, in attesa che le tecnologie prossime e future riescano a trasformare in conoscenza superiore tutto ciò che questa piccola foto-non foto è riuscita a dare, causando ulteriori palpitazioni e meraviglie nel cuore degli appassionati dello spazio, ancora così immenso e misterioso.