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Rivoluzione digitale: dall'uomo, per l'uomo

Di Giovanni Sapere
3 min di lettura

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Tradotto automaticamente dall’originale inglese Leggi l’originale

Rivoluzione digitale: dall'uomo, per l'uomo

In volo sull'evoluzione dei sistemi di comunicazione del XXI secolo, dai chatbot all'umanizzazione della macchina.

Il cammino dell'umanità è scandito da una successione di epoche storiche e sistemi sociali, cambiamenti e rivoluzioni, coraggio e innovazione.

La Rivoluzione Digitale ha sconvolto le fondamenta dei rapporti umani, dell'approccio al mondo del lavoro e della cultura. Ha cambiato profondamente il modo in cui viviamo la quotidianità, gestiamo il tempo, prendiamo decisioni, facciamo acquisti e viviamo le relazioni.

Ma cosa intendiamo per Rivoluzione Digitale?

Alla radice della rivoluzione va considerato il passaggio dalla tecnologia elettronica analogica a quella digitale, di cui è protagonista principale Internet con tutti gli strumenti ad esso associati.

È una rivoluzione costante, fortemente sedimentata nella nostra società, che non conosce freni.

Il progresso tecnologico è la matrice del profondo cambiamento portato dal processo di digitalizzazione, che permette a persone e aziende di evolversi sempre più in fretta. Per le imprese è ormai un requisito mantenersi flessibili ai cambiamenti e sensibili agli sviluppi tecnologici che il progresso, giorno dopo giorno, impone.

Indipendentemente dalla tecnologia del momento, però, la costante resta l'essere umano, l'utilizzatore del mezzo, l'artefice del cambiamento. Da anni si parla della mancanza di etica e di umanità della macchina che, per quanto futuristica, non riesce a colmare l'assenza dell'uomo. Ma è davvero così?

Guardando ai recenti cambiamenti tecnologici, considerando l'avvento dei nuovi chatbot, della robotica sempre più preponderante e performante, forse c'è bisogno di riconsiderare il punto precedente. Dai chatbot basati su machine learning ai chatbot di apprendimento assistito dalla macchina, che poi richiedono la mano dell'uomo per un “addestramento” più completo, serve un cambio di mentalità, di approccio, rispetto al grande avvento tecnologico di cui siamo protagonisti più o meno consapevoli.

L'ultimo capolavoro si chiama ChatGPT, è stato creato dall'azienda californiana OpenAI, ha tra i suoi sostenitori Elon Musk e, visto l'eccezionale boom di visite alla piattaforma, può già considerarsi un risultato straordinario. Eppure ChatGPT, successivo a molti altri chatbot accreditati come text-davinci-003, non è che un punto di partenza, un trampolino di lancio che spinge la tecnologia dei chatbot verso una “umanizzazione” sempre più preponderante.

Una miniera di informazioni e relazioni dinamica, malleabile e a portata di mano, capace di adattarsi in modo sempre più umano al proprio interlocutore.

Sebbene sia ancora una tecnologia giovane e immatura, non si può ignorare la straordinaria innovazione che, aggiornamento dopo aggiornamento, sta cambiando nettamente il modo in cui intendiamo il machine learning, che mostra confini e limiti sempre più sottili.

La domanda a questo proposito sorge spontanea: un chatbot può sostituire una persona?

Considerando il modo in cui REPLIKA, il chatbot creato da Eugenia Kuyda, permette di realizzare il proprio partner virtuale, che può sostenere una conversazione a tu per tu e, col tempo, imparare a parlare quasi in modo naturale con l'utente, la domanda non sembra poi così fuori luogo.

Domande di questo tipo sorgono spontanee di fronte a una tecnologia simile, così come sorge spontanea la paura di essere sostituiti dalla macchina nello svolgimento dei propri compiti.

Ma la storia ci insegna che l'avvento tecnologico, la rivoluzione, deve essere accompagnato da un cambio di mentalità, da un'evoluzione dell'idea, da un adattamento dell'uomo ai suoi nuovi strumenti. È una lettura moderna del concetto di darwinismo sociale teorizzato alla fine dell'Ottocento: come in natura vincono i più adatti, “The Survival of the Fittest”, così, rispetto all'innovazione tecnologica, sopravvivranno i più capaci, i più in grado di adattarsi e di piegarsi.

In fondo è nella natura umana subire, sopportare e imbrigliare il cambiamento che, oggi più che mai, è figlio dell'uomo stesso.

Siamo chiamati a essere all'altezza di nostro figlio. Ancora una volta.

Foto: Unsplash

Autore: Alessandro Volpe