Chemistry

Shellworks, bioplastiche dalle aragoste

Di Giovanni Sapere
2 min di lettura

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Shellworks, bioplastiche dalle aragoste

Un gruppo di studenti britannici di design ha creato una bioplastica completamente riciclabile, partendo dal guscio dei crostacei

Sembra impossibile, eppure un gruppo di studenti britannici di design ha creato una bioplastica completamente riciclabile, partendo dal guscio dei crostacei

La pressante richiesta di creare alternative alla plastica spinge gruppi di studiosi e ricercatori di tutto il mondo a cercare la soluzione in qualsiasi composto polimerizzabile, cioè adatto a essere modificato e assemblato in lunghe catene molecolari, proprio come la plastica. L'ultima novità è il risultato del lavoro di quattro studenti di design del Royal College of Art e dell'Imperial College di Londra, che hanno creato una plastica biodegradabile e riciclabile, usando come materiale di base i gusci delle aragoste.

Il progetto, chiamato Shellworks, è stato realizzato da Ed Jones, Insiya Jafferjee, Amir Afshar e Andrew Edwards, che hanno sviluppato nuove macchine per produrre un sostituto della plastica monouso. Il nuovo materiale è facile da lavorare e si può regolare con facilità in spessore, trasparenza, rigidità e flessibilità, tutte caratteristiche che lo accomunano alla normale plastica, ma con il vantaggio di essere completamente biodegradabile.

L'ingrediente decisivo di questa nuova invenzione è la chitina, componente fondamentale dell'esoscheletro di insetti e crostacei, per l'estrazione della quale il gruppo ha progettato e costruito tre macchine diverse: Dippy, un modellatore per creare forme in 3D, Vaccy, un aspiratore con riscaldatore integrato per creare imballaggi stampati, e Sheety, un dispositivo per creare fogli piatti che si possono poi modellare. Il team ha già realizzato dei prototipi, dai blister antibatterici per medicinali ai vasi per piante autofertilizzanti.

Per garantire la completa riciclabilità del prodotto, gli studenti hanno evitato di aggiungere additivi durante l'esperimento e hanno scoperto di poter manipolare le proprietà del materiale regolando le quantità dei singoli componenti di base. Un materiale utile fino alla fine del suo ciclo di vita. Sì, perché può essere facilmente riportato alla sua forma di base, in un solido che può essere rimodellato oppure, a fine ciclo di vita, può essere utilizzato, una volta finemente tritato, come fertilizzante naturale e non inquinante.