Solar Orbiter: parte la missione dell’ESA per raggiungere il Sole
Di Giovanni Sapere
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La sonda dell’Agenzia spaziale europea Solar Orbiter è partita da Cape Canaveral alle 5.03: studierà la superficie del Sole da una distanza mai raggiunta prima.
«Acquisizione del segnale confermata. Ottime notizie!». Con queste parole – pubblicate sull’account Twitter ufficiale dell’Agenzia spaziale europea alle 5.03 – la missione Solar Orbiter è ufficialmente iniziata. La sonda dell’ESA è decollata dalla base di Cape Canaveral, negli USA, in cima a un razzo Atlas V della United Launch Alliance. L’allineamento astrale tra la Terra e Venere ha dato alla sonda la spinta necessaria per iniziare il viaggio spaziale che la porterà, in tre anni e mezzo, sull’orbita più vicina al Sole mai raggiunta da un veicolo spaziale. Al termine del viaggio, Solar Orbiter graviterà a 42 milioni di chilometri dalla nostra stella (meno di un terzo della distanza Terra-Sole) e raccoglierà dati preziosi per studiare i processi fisici e chimici che avvengono sulla superficie. La missione Solar Orbiter è finanziata dall’ESA ed è il risultato della collaborazione tra agenzie aerospaziali, istituti di ricerca e aziende aeronautiche di tutto il mondo.
Solar Orbiter: il progetto italiano per studiare il Sole
Una volta raggiunta l’orbita finale, Solar Orbiter effettuerà diversi studi sul Sole. Le misurazioni riguarderanno il plasma, il campo magnetico, le onde e le particelle energetiche del vento solare. Grazie a un’orbita inclinata rispetto all’equatore, la sonda scatterà anche le prime foto delle regioni polari del Sole, aree mai osservate prima. Per effettuare queste misurazioni, a bordo della sonda ci sono dieci strumenti scientifici innovativi nati dalla collaborazione tra istituti di ricerca e industrie degli Stati Uniti e di 17 paesi europei. Tra questi c’è il coronografo Metis, progettato dall’Istituto nazionale di astrofisica e dal CNR insieme a un nutrito gruppo di scienziati italiani delle università di Firenze, Genova, Padova, Urbino e Torino. Si tratta di una speciale camera che scherma la luce troppo violenta del disco solare per analizzare solo la corona solare, la cui luminosità è milioni di volte più debole. La corona è la zona più turbolenta da cui il vento solare viene rilasciato e accelerato: scoprirne i meccanismi interni è fondamentale per approfondire la conoscenza dei fenomeni atmosferici solari e della loro evoluzione nell’eliosfera.



