Tecnologia: due giorni a Pompei dedicati all'intelligenza umana di fronte al boom dell'IA
Di Letizia Giugliano
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Oltre 20 panel di discussione, con relatori tra cui il «padre» del microchip, Federico Faggin.
L'intelligenza umana alle prese con la gestione del boom dell'intelligenza artificiale. È stato uno dei temi affrontati durante i due giorni dello «Human Driven AI Summit» a Pompei. L'evento è stato ideato e promosso dal tecno-umanista Giovanni Sapere e dall'Associazione Human Driven AI, con il sostegno del Comune di Pompei, dell'Università di Salerno, dell'Università di Napoli Federico II, dell'Università della Calabria e del Club Dirigenti Tecnologie.
Nel corso dell'evento si sono svolti più di venti panel di discussione, che hanno trattato temi come legal tech, sanità digitale, robotica industriale, lotta alla disinformazione, AI Act e cybersicurezza. Sul palco sono saliti più di 40 relatori, tra cui esperti di fama internazionale, scienziati, docenti universitari di istituzioni italiane ed estere come il MIT di Boston, e dirigenti di giganti della Big Tech come Microsoft e Google Cloud.
Tra gli argomenti affrontati, il rapporto tra coscienza, libero arbitrio e fisica quantistica, con la partecipazione, tra gli altri, del fisico e «padre» del microchip Federico Faggin. La discussione nei due giorni di Pompei si è concentrata anche sui possibili effetti collaterali dell'uso dell'intelligenza artificiale. «Non è stato solo un evento sulla tecnologia, ma un luogo in cui i protagonisti del cambiamento si sono seduti insieme per discutere di come stanno reinventando le loro professioni», ha spiegato l'organizzatore, Giovanni Sapere. Durante l'evento, il professor Virgilio D'Antonio dell'Università di Salerno ha ricevuto il Premio Istituzionale; il professor Gianluca Casali (Queensland University of Technology, Australia) il Premio Scientifico; e Alessandro Maresca, Senior Technical Specialist for Data & AI di Microsoft, il Premio Business.







