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Un sistema avanzato di edge computing per la ISS (Stazione Spaziale Internazionale)

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Un sistema avanzato di edge computing per la ISS (Stazione Spaziale Internazionale)

Vivere e lavorare con 6 albe e 6 tramonti non è certo facile a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, che orbita continuamente intorno al nostro pianeta. Sempre più, però, aumentano i contributi dei diversi ambiti della tecnologia, in particolare di quell'ampia gamma di capacità offerte dal deep learning e dal machine learning. Tra pochi giorni sarà il turno di un nuovo modello di supercomputer, sviluppato da Hewlett Packard Enterprise in collaborazione con la NASA.

Verrà inviato sulla ISS con il volo «Cygnus NG-15» e, integrandosi con il cloud Azure Space di Microsoft, permetterà di ottimizzare drasticamente i tempi di elaborazione di dati sempre più nuovi e complessi che ogni giorno mettono alla prova gli astronauti di tutto il mondo, «pendolari» tra il pianeta Terra e la seconda casa ai confini del cosmo, in attività che richiedono un perfezionismo millimetrico e la massima responsabilità. Un sistema di edge computing che accelera il tempo necessario per ottenere informazioni utili e consente un riscontro immediato durante le varie operazioni e i vari esperimenti scientifici in assenza di gravità:

  • Monitoraggio in tempo reale delle condizioni fisiologiche degli astronauti (raggi X, ecografie e altri dati medici). – Monitoraggio dello stato dei sensori remoti della stazione e di altri satelliti
  • Monitoraggio degli oggetti nell'atmosfera terrestre e nello spazio
  • Andamento del traffico automobilistico sulla Terra e controllo della qualità delle emissioni

fonte dell'immagine: nasa.gov

È il secondo modello del supercomputer già lanciato in partnership con la NASA nel 2017, che ha superato quel campo di prova, nonostante le sollecitazioni a cui è stato sottoposto durante la fase di lancio. A differenza di un server commerciale, che già impieghiamo sulla Terra, ne è stato quindi confermato con successo il funzionamento in assenza di gravità e in presenza di alti livelli di radiazioni. Alimentato dal sistema HPE Edgeline Converged Edge e dal server HPE ProLiant, Spaceborne Computer-2 verrà installato sulla ISS questo mese e vi rimarrà per i prossimi 2-3 anni, per assimilare ed elaborare i dati provenienti da una varietà di dispositivi, tra cui satelliti e telecamere, elaborandoli in tempo reale e potendoli poi rinviare sulla Terra in tempi molto brevi (pochi giorni contro una latenza mensile), gestendo al contempo una notevole quantità di banda.

«Gli esploratori dello spazio possono ora cambiare il modo in cui conducono la ricerca sulla base di dati prontamente disponibili e migliorare il processo decisionale», ha dichiarato il dottor Mark Fernandez, solution architect di HPE e principale sviluppatore del supercomputer Spaceborne Computer-2.

Insieme ai sistemi HPE Edgeline Converged Edge, già ampiamente collaudati sul nostro pianeta in ambienti particolarmente ostili, come raffinerie di petrolio e gas, impianti di produzione o anche missioni di difesa, Spaceborne Computer-2 sarà dotato del server HPE ProLiant DL360, un server ad alte prestazioni standard di settore. In breve, questo sistema di edge computing rappresenterà un'opportunità e un significativo salto di qualità per la ricerca e il monitoraggio condotti dagli scienziati di tutto il mondo, che potranno assistere gli astronauti nella definizione di fenomeni atmosferici e spaziali, come:

  • lo studio di tecniche e liquidi per la coltivazione di piante nello spazio, al fine di condurre esperimenti di scienza dell'alimentazione e definire così meglio le possibilità di vita nello spazio
  • L'analisi e la modellazione dei fulmini sulla Terra e delle tempeste di sabbia sulla Terra per dedurre la «vita marziana».
  • L'analisi avanzata delle immagini mediche a supporto della salute degli astronauti

fonte dell'immagine: collieriveronlinenews

Nel 2022 Spaceborne Computer-2 vedrà poi anche la presenza di Samantha Cristoforetti, che a quanto pare sarà impegnata nella missione Artemis I, in cui l'Italia con l'ASI è tra i principali firmatari (a pensare che l'Agenzia Spaziale Italiana contribuisce per oltre il 40% alla ISS). Il lancio è previsto per novembre 2021 e sarà realizzato, attraverso varie operazioni di estrazione, studio e mappatura di dati chimici ora cosmici ora terrestri, in vista delle future basi lunari. Chissà, forse vedremo la nostra Samantha calcare il suolo della Luna!

Autore: Francesco Carleo