Vivere 140 anni: gli HUNZA, il popolo più longevo del mondo.
Di Giovanni Sapere
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Nel nord del Pakistan, sull’Himalaya, in una valle che si trova a 2700 m ed è circondata da alcune delle montagne più alte del mondo e da ghiacciai vecchi di milioni di anni, vive il popolo degli Hunza. Questa popolazione himalayana – chiamata anche hunzakut, buruscio o bruscio – vive nelle valli pakistane settentrionali di Hunza, Nagar e Yasin, ed è tra le più longeve del mondo. Gli Hunza, infatti, vivono in media 130-140 anni e, soprattutto, non conoscono molte delle malattie moderne più temute, come il cancro, le malattie degenerative o quelle del sistema nervoso.
Gli Hunza non solo vivono a lungo, ma non conoscono praticamente malattie degenerative, nemmeno il temuto cancro. Questo popolo vive al confine con il Pakistan, all’interno di una valle dell’Himalaya, dove i membri più anziani della tribù, a 100 anni, lavorano ancora nei campi all’aria aperta e sono ancora incredibilmente attivi.
Molti hanno parlato di loro: lo scrittore Ralph Bircher ne scrisse in un libro intitolato «Gli Hunza, un popolo che ignorava la malattia»; il fisico inglese G. T. Wrench (autore di «The Wheel of health: the sources of long life and health among the Hunza») che li ha studiati per anni, incrociando le sue ricerche con quelle del medico scozzese dei primi anni Venti Mec Carrison. In particolare, Wrench si soffermò su come questo popolo sapesse usare il suolo, attraverso metodi di coltivazione già più che sostenibili all’epoca, senza prodotti chimici né pesticidi.

La loro è un’alimentazione prevalentemente vegetariana, composta da cereali, come orzo, miglio, grano saraceno; molta frutta, soprattutto in estate, e in particolare albicocche, ma anche more, pesche, pere, melograni, mele, ciliegie, noci; mangiano pane integrale, germogli e germe di grano.
Tra le verdure prediligono cavoli, rape e ravanelli, spinaci e pomodori; ma anche aglio, cavolfiori e cipolle, che cuociono rapidamente, sbollentati in acqua; usano molti legumi, soprattutto lenticchie bollite, e consumano pochissima carne (di mucca, yak, pecora o capra) e i formaggi che mangiano sono per lo più freschi. Utilizzano semi e noccioli spremuti a freddo per ottenere oli vegetali con cui condiscono i piatti, come nocciolo di albicocca, semi di lino e noci fresche.
Ma l’elemento fondamentale per la longevità di questo popolo è qualcosa di tanto semplice quanto essenziale nella vita di ogni essere umano: l’ACQUA. Sembra essere questo l’elisir di giovinezza degli Hunza. Ma l’acqua in questione è un’acqua ‘speciale’.
Lo scienziato e ingegnere rumeno Henri Marie Coanda (Bucarest, 1886-1972), padre della fluidodinamica, uno dei pionieri dell’AERODINAMICA e della moderna FLUIDODINAMICA, insieme a vari etnologi, aveva studiato a lungo le abitudini degli Hunza e, prima di loro, quelle di altri cinque gruppi etnici himalayani con usanze simili, che potremmo definire arcaiche. In queste cinque regioni le popolazioni locali bevevano acqua glaciale e seguivano diete diverse. Passò circa sei anni a studiare l’acqua degli Hunza, cercando di capire che cosa la rendesse così speciale e, soprattutto, quali benefici avesse sul corpo umano. Scoprì così che l’acqua degli Hunza ha un pH elevato – è quindi un’acqua alcalina – una straordinaria quantità di idrogeno attivo, un notevole potere antiossidante e un alto contenuto di minerali colloidali. La maggior parte degli studiosi attribuiva la loro eccezionale salute e longevità all’alimentazione nel suo complesso, ma il dottor Henri Coanda osservò: «HO SCOPERTO CHE LA LORO SALUTE È DOVUTA ALL’ACQUA CHE BEVONO.
Questa acqua ha proprietà anomale che non si trovano da nessun’altra parte del mondo». Poi, rivolgendosi al suo assistente Patrick Flanagan: «PATRICK, ALCUNI CREDONO CHE SIAMO CIÒ CHE MANGIAMO, MA NOI SIAMO CIÒ CHE BEVIAMO.» (fonte: Microhydrin TM: Technical Information, Airlington Publications, Dallas 1998, str.)
L’acqua degli Hunza proveniva da sorgenti himalayane d’alta quota. Per più di 60 anni Coanda cercò di ricreare artificialmente un’acqua simile, senza successo. A 78 anni affidò il compito a un geniale scienziato di 18 anni, Patrick Flanagan, che proseguì la ricerca ma riuscì solo negli anni Novanta a produrre la MICROIDRINA, un’acqua che, secondo questo scienziato, ha eccezionali proprietà curative.
La risposta a queste proprietà non sembrerebbe di nuovo risiedere nella sua composizione (che ovviamente è la stessa per tutte le acque) ma nella sua STRUTTURA. La struttura molecolare è infatti «L’ALFABETO DELL’ACQUA» e, se si impara a conoscerla, si possono costruire «LE FRASI PIÙ APPROPRIATE» di cui l’acqua è portatrice, interagendo, ad esempio, con l’acqua cellulare del corpo e contribuendo così con varie proprietà.
Ed ecco svelato il mistero. L’acqua che scorre in questa valle (dell’Eden) è un’acqua anomala, in quanto le sue proprietà cambiano a seconda della posizione geografica. L’acqua, infatti, non ha le stesse proprietà ovunque, ma queste cambiano in base al luogo. Tali variazioni sono dette proprietà anomale. E in effetti, nella regione degli Hunza l’acqua congela a una temperatura diversa da quella dell’acqua ordinaria, ha una viscosità diversa, una tensione superficiale diversa.
È per tutte queste ragioni che quest’acqua è unica al mondo ed è grazie a essa che gli Hunza sono la popolazione più longeva e più sana del mondo. Quest’acqua sembra avere tutto ciò di cui il corpo ha bisogno, così questa valle sembra essere una meta obbligata per chi vuole vivere più a lungo.
«Siamo ciò che beviamo».



