Medicine

Ecco il protocollo per la diagnosi del recupero nei soggetti colpiti da arresto cardiaco

Di Giovanni Sapere
2 min di lettura

CondividiLinkedInFacebookX

Tradotto automaticamente dall’originale inglese Leggi l’originale

Ecco il protocollo per la diagnosi del recupero nei soggetti colpiti da arresto cardiaco

Pubblicato sul numero 11 dell’American Heart Association, un team di scienziati della Johns Hopkins School ha fornito le migliori pratiche per prevedere il recupero delle persone colpite da arresto cardiaco.

Gli obiettivi del protocollo

Attualmente non esiste un vero protocollo che preveda studi sul recupero di un soggetto colpito da arresto cardiaco. Manca soprattutto la presenza di standard riconosciuti per la previsione degli esiti, che impediscono di valutare con la massima oggettività e ponderazione gli effetti sugli organi colpiti direttamente o indirettamente. È stato quindi costituito un team internazionale di scienziati guidato dal sottocomitato scientifico dell’AHA Emergency Cardiovascular Care Science Subcommittee. L’obiettivo finale è condurre uno studio clinico per determinare una probabile prognosi.

Ecco il protocollo per la diagnosi del recupero nei soggetti colpiti da arresto cardiaco

Il parere del team di scienziati e i numeri

In un’intervista a una rivista scientifica locale, Romergryko Geocadin, M.D., presidente del gruppo di esperti e professore di neurologia, neurochirurgia, anestesiologia e medicina critica presso la Johns Hopkins University School of Medicine, afferma che “Al momento dobbiamo riconoscere i limiti delle nostre pratiche in quest’ambito, perché non disponiamo di una scienza di alta qualità a sostegno delle nostre decisioni.

Secondo Luminare, l’8% dei 320.000 casi l’anno di persone rianimate in luoghi esterni alle strutture sanitarie degli Stati Uniti viene dimesso in buona salute. La pratica indica in 48 ore dall’evento avverso il tempo necessario per sciogliere la prognosi, estendendolo a 72 ore per definirla. Geocadin sostiene che le previsioni a 72 ore sono di bassa qualità perché basate su studi di bassa qualità.

Si auspica che gli esperti che leggeranno il presente documento utilizzino le seguenti tecniche per una diagnosi più precisa:

  • Valutazione dei riflessi, stimolando i nervi sensoriali del braccio
  • Misurazione della dilatazione della pupilla dopo aver puntato una penna luminosa nell’occhio, usata per valutare le crisi convulsive
  • Applicazione di diagnostica per immagini cerebrale con risonanza magnetica e tomografia computerizzata

Leggi gli altri articoli della sezione “Medicina” del nostro blog.