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Il cervello non è sterile: scoperto un possibile microbiota cerebrale umano

Di Alessia Nobile
3 min di lettura

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Il cervello non è sterile: scoperto un possibile microbiota cerebrale umano

Un rivoluzionario studio del maggio 2025 pubblicato su Nature Communications mette in discussione la convinzione, radicata da tempo, di un cervello sterile: tracce microbiche individuate nel tessuto cerebrale umano. Quali sono le implicazioni per le neuroscienze e la medicina?

Il cervello ospita batteri? Una scoperta che può trasformare le neuroscienze

Per decenni uno dei dogmi centrali della medicina e della biologia è stato questo: il cervello umano è un organo sterile, protetto dalla barriera ematoencefalica contro qualsiasi forma di vita microbica. Ma un nuovo studio, pubblicato il 6 maggio 2025 su Nature Communications, sta ora mettendo in discussione questo presupposto.

Un team internazionale di neuroscienziati, microbiologi e patologi ha analizzato tessuti cerebrali post mortem con tecniche di sequenziamento genomico e di imaging all'avanguardia. I risultati rivelano prove coerenti di una presenza microbica — in particolare DNA batterico e strutture compatibili con batteri — in regioni distinte del cervello umano.

Se confermata, questa scoperta potrebbe riscrivere le fondamenta della neurobiologia e aprire nuove strade per comprendere le malattie neurologiche, i comportamenti cognitivi e lo sviluppo cerebrale.

Come è stata fatta la scoperta: tecniche avanzate per evitare la contaminazione

Il problema principale negli studi di questo tipo è il rischio di contaminazione. I ricercatori, tuttavia, hanno seguito un protocollo estremamente rigoroso:

  • Sequenziamento metagenomico shotgun su tessuti cerebrali freschi
  • Microscopia elettronica a scansione (SEM) per visualizzare direttamente le strutture batteriche
  • Controlli negativi applicati a ogni fase di preparazione dei campioni
  • Analisi in doppio cieco con team indipendenti

I microbi rilevati non sembrano provenire dalla flora intestinale né dalla circolazione sanguigna. Potrebbero invece essere residenti specifici del cervello, con funzioni del tutto sconosciute.

Dove sono stati trovati i microbi — e che cosa potrebbero fare

Strutture microbiche, in prevalenza batteri Gram-positivi, sono state individuate soprattutto in:

  • Ippocampo (regione legata alla memoria)
  • Talamo (relè delle informazioni sensoriali)
  • Cervelletto (coordinazione motoria e apprendimento)

La loro presenza costante in aree strategiche del sistema nervoso suggerisce che non siano semplici «ospiti accidentali», ma potenzialmente una componente stabile del microambiente cerebrale.

Alcune ipotesi sui loro ruoli biologici comprendono:

  • Regolazione dell'attività immunitaria cerebrale
  • Modulazione della plasticità sinaptica
  • Produzione di neuromodulatori
  • Influenza sullo sviluppo neurologico precoce

Implicazioni cliniche: una rivoluzione in medicina?

Se questa scoperta verrà convalidata, il suo impatto potrebbe essere enorme:

  1. Neurodegenerazione – La disbiosi del microbiota cerebrale potrebbe essere collegata a disturbi come Alzheimer, Parkinson e SLA
  2. Autismo e sviluppo cognitivo – La presenza o l'assenza di microbi potrebbe influenzare la maturazione precoce del cervello
  3. Disturbi psichiatrici – Nuove prospettive su ansia, depressione, schizofrenia
  4. Terapie innovative – Possibilità di trattamenti probiotici o antimicrobici mirati nel cervello

Cosa dicono i ricercatori

«Questo studio non sostiene con certezza che esista un microbiota cerebrale attivo come quello intestinale», afferma il prof. Matteo Pellegrini, autore senior dello studio, «ma l'idea del cervello come ambiente completamente sterile va riveduta».

Sebbene gli autori invitino alla cautela, le prove sono coerenti e riproducibili, e spingono la comunità scientifica a esplorare con urgenza questa nuova frontiera.

Fonte scientifica: Zhang et al., Detection of microbial signatures in human brain tissue, Nature Communications, pubblicato il 6 maggio 2025.

Autrice Nobile Alessia