Il salvagente collettivo ideato per salvare i migranti
Di Giovanni Sapere
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Claudio Rivaroli ha ideato un salvagente collettivo utilizzabile nelle operazioni di soccorso dei migranti in mare aperto: è un dispositivo unico nel suo genere
Creare un dispositivo capace di salvare vite. È l'ambizioso obiettivo dell'inventore genovese Claudio Rivaroli. In collaborazione con l'azienda nautica Propaganda Alcione, Rivaroli ha progettato e realizzato un “salvagente collettivo” semplice e rapidissimo. L'idea è nata guardando in tv le immagini delle tragedie degli ultimi anni nel Mar Mediterraneo. I migranti spesso perdono la vita perché cadono in acqua e non riescono a restare a galla fino all'arrivo dei soccorritori. Il salvagente collettivo è pensato proprio per queste situazioni. Una volta lanciato in acqua, il dispositivo si gonfia in 10 secondi e può sostenere fino a otto persone contemporaneamente. Quando è chiuso, il salvagente ha le dimensioni di un normale zaino e può essere portato facilmente a bordo di qualsiasi imbarcazione, dalle navi della Marina ai pescherecci.
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Il salvagente collettivo ideato per salvare i migranti
Il dispositivo è realizzato con i materiali e la tecnologia comunemente usati per produrre i giubbotti di salvataggio. Rispetto a questi ultimi cambiano solo dimensioni e forma. Oltre a essere molto più grande, il giubbotto di Rivaroli è dotato di stabilizzatori trasversali che permettono ai naufraghi di aggrapparsi più facilmente e di restare a galla. Il dispositivo è in attesa della certificazione CE ma ha già ottenuto la certificazione RINA, uno degli enti più autorevoli nel campo delle attrezzature acquatiche e di galleggiamento. L'ente ha certificato che il salvagente collettivo raggiunge gli obiettivi di funzionalità per i quali è stato progettato. Al momento non esiste un prodotto simile e la speranza dell'inventore è che il salvagente collettivo arrivi presto sul mercato per salvare vite.
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