Archeology

Scansioni UV rivelano la vernice di calcite che protegge l'arte della grotta Chauvet

La spettroscopia condotta a 2,5 metri di distanza mostra come l'acqua minerale e le torce preistoriche abbiano lasciato rivestimenti protettivi su disegni di 37.000 anni fa.

Di Letizia Giugliano
2 min di letturaHuman-Edited, AI-Assisted

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Scansioni UV rivelano la vernice di calcite che protegge l'arte della grotta Chauvet
Photo: 123Duo3 / Unsplash

Un'innovazione ottica su misura sperimentata all'interno della grotta Chauvet, nel sud-est della Francia, ha identificato lo scudo minerale naturale che preserva alcune delle opere d'arte più antiche sopravvissute dell'umanità. Il chimico Philippe Walter e un team di ricerca hanno mappato sottili strati di calcite che hanno ricoperto i disegni a carboncino dopo che gli artisti del Paleolitico lavorarono sulle pareti calcaree circa 37.000 anni fa.

Scansionare a distanza pareti preistoriche fragili

Poiché le impronte preistoriche sul pavimento della grotta non possono sopportare il passaggio di persone, il team di ricerca ha installato uno spettrometro portatile su una passerella protettiva posta a 2,5 metri di distanza dalle opere, secondo i risultati pubblicati su ACS Omega. Grazie a questa innovazione non distruttiva, un fascio di luce ultravioletta è stato diretto verso la parete della grotta, eccitando depositi minerali e pigmenti a carboncino senza contatto fisico. La luce retrodiffusa è entrata nel rilevatore per registrare le firme della spettroscopia di fluorescenza UV che restano invisibili con l'illuminazione standard.

«La nostra metodologia assomiglia molto a un'indagine forense: esaminiamo ogni elemento di prova per decifrare le tecniche degli artisti preistorici e capire come i dipinti siano stati preservati nel tempo.»

— Philippe Walter, coautore e ricercatore

Rivestimenti di calcite e segni di torcia sotto la luce ultravioletta

Lo spettrometro ha registrato un caratteristico bagliore blu sulla pietra, prodotto dall'acqua ricca di minerali che è filtrata attraverso il calcare nel corso dei secoli, come dettagliato dalla American Chemical Society. Questo processo ha depositato una vernice naturale microscopica fatta di calcite traslucida direttamente sopra i disegni di orsi delle caverne, leoni delle caverne, bisonti e cavalli. Accanto al bagliore blu, i ricercatori hanno rilevato una fluorescenza arancione su alcune chiazze specifiche. Il team ha collegato quei segnali a braci ardenti o torce tenute in mano e applicate direttamente contro il calcare durante le sessioni di disegno intorno a 37.000 anni fa.

Dal calcare paleolitico agli habitat nello spazio profondo

Il sito è stato sigillato da una frana preistorica ed è rimasto chiuso fino agli anni Novanta, protetto dietro una porta di sicurezza in acciaio per stabilizzarne l'ambiente, riferisce Phys.org. Oltre all'archeologia delle grotte e alle scienze forensi, gli autori stanno adattando l'invenzione di rilevamento non distruttivo per missioni umane di lunga durata nello spazio. È in corso un'iniziativa correlata per impiegare il processo di rilevamento ottico sulla Stazione Spaziale Internazionale per monitorare i biofilm microbici che si formano sulle superfici interne.

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