ARIA avverte i politici australiani sul lobbying dell'IA e sulle richieste in materia di copyright
Il CEO dell'Australian Recording Industry Association afferma che le proposte di OpenAI e Anthropic potrebbero devastare l'industria musicale e incidere sui diritti a livello globale.
Di Letizia Giugliano
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Annabelle Herd, CEO dell'Australian Recording Industry Association (ARIA), ha recentemente criticato davanti a una commissione parlamentare australiana le attività di lobbying delle grandi aziende di intelligenza artificiale (IA) OpenAI e Anthropic. Herd ha avvertito che le proposte di addestrare agenti di IA senza rispettare le leggi locali sul copyright potrebbero danneggiare gravemente l'industria musicale e rendere l'Australia un caso isolato a livello globale per i titolari dei diritti.
Il CEO di ARIA davanti alla commissione congiunta
Questa settimana, Annabelle Herd è intervenuta davanti alla Joint Select Committee on Artificial Intelligence australiana. Nel corso della sua testimonianza, ha criticato direttamente gli obiettivi di lobbying di due importanti aziende di IA, OpenAI e Anthropic, in Australia. Herd ha espresso preoccupazione per il fatto che queste aziende cerchino accordi che consentirebbero loro di addestrare i propri agenti di IA avanzati, noti come frontier AI agents, in Australia senza rispettare le leggi sul copyright vigenti nel Paese [1].
«OpenAI e Anthropic vogliono che il governo australiano firmi un accordo per addestrare qui i loro frontier AI agents, a condizione di non dover rispettare le nostre leggi sul copyright.»
— Annabelle Herd
Le richieste delle aziende di IA e le loro motivazioni
Secondo Herd, OpenAI e Anthropic propongono un accordo che permetterebbe loro di addestrare i propri modelli di IA in Australia, a patto di essere esentate dalla legislazione locale sul copyright. Ha affermato che le aziende giustificano questa richiesta sostenendo che sarebbe «troppo costoso e complesso lavorare con i titolari dei diritti». Herd ha respinto questo argomento, affermando che usare lo «status quo non funziona» come motivo per modificare la legge sul copyright è problematico, paragonandolo al legalizzare la pirateria di massa invece di affrontarla [1].
Possibili conseguenze devastanti per l'industria musicale
Herd ha lanciato un forte avvertimento sulle possibili conseguenze qualora le regole auspicate da queste aziende di IA venissero attuate. Ha previsto che una mossa del genere «devasterebbe l'industria musicale» in Australia. Inoltre, ha suggerito che renderebbe l'Australia «un paria per i titolari dei diritti a livello globale», indicando un impatto negativo significativo sulla posizione internazionale del Paese nel panorama della proprietà intellettuale [1].
Implicazioni globali della posizione australiana
Il CEO di ARIA ha anche suggerito che l'Australia è un obiettivo chiave di queste attività di lobbying per la sua potenziale influenza sugli sviluppi globali, in particolare in ambito giuridico e politico. Herd ha spiegato che se l'Australia decidesse che non esiste un mercato delle licenze, di fatto «sconvolgendo il mercato globale delle licenze», potrebbe sostenere queste aziende di IA nelle cause in corso negli Stati Uniti. Si è chiesta se un esito del genere servirebbe davvero agli interessi nazionali dell'Australia [1].
L'appello a negoziare, non a cambiare la legge
Invece di modifiche legislative che altererebbero le leggi sul copyright, Herd ha esortato le aziende di IA a «venire al tavolo delle trattative, non all'ufficio del Primo Ministro». Questo appello sottolinea la preferenza di ARIA per un confronto diretto e accordi di licenza equi con i titolari dei diritti, piuttosto che per esenzioni ottenute per via politica [1].



