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Cellule staminali incapsulate per curare i danni dell’infarto

Di Mario Vincenzo La Rocca
2 min di lettura

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Cellule staminali incapsulate per curare i danni dell’infarto

Un rivestimento di idrogel biocompatibile evita il rigetto da parte dell’organismo e permette di curare il danno fino a 2,5 volte più velocemente del normale

Gli infarti sono comuni e spesso fatali. Anche in caso di sopravvivenza, i pazienti restano limitati per tutta la vita da restrizioni allo sforzo fisico. Le restrizioni sono dovute al danno d’organo, che difficilmente guarisce del tutto. Questa condizione clinica rende l’infarto una malattia altamente invalidante. Un nuovo trattamento potrebbe essere appena stato scoperto dai ricercatori della Rice University e del Baylor College of Medicine. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Biomaterials Science.

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La terapia si basa sulle cellule staminali. Le cellule staminali sono già state usate per riparare diversi tessuti del corpo umano. Tuttavia, i tentativi di curare il cuore in passato hanno dato risultati negativi. Le cellule staminali venivano riconosciute dal sistema immunitario come agenti esterni, quindi attaccate e rigettate. La nuova ricerca usa invece capsule di idrogel estratte da alghe brune, nelle quali vengono inserite le cellule staminali. La composizione biologica dell’idrogel garantisce che le sfere non siano attaccate dal sistema immunitario.

Una fiala di capsule cariche di cellule staminali formulate per riparare i danni causati dagli infarti. Foto di Jeff Fitlow/Rice University.

I primi test condotti sui roditori hanno dimostrato l’efficacia del metodo. Gli animali trattati con queste capsule hanno mostrato un tasso di guarigione 2,5 volte più rapido rispetto agli animali guariti da soli. Il nuovo metodo non è ancora stato testato sull’uomo, ma i ricercatori sono fiduciosi nel successo dei prossimi test. Le tecnologie basate sulle capsule, infatti, sono già state sperimentate, ad esempio nel trattamento di malattie croniche in diverse università e ospedali, con ottimi risultati. I precedenti simili, uniti ai risultati sui roditori, lasciano ben sperare in un uso molto prossimo del trattamento per gli infarti sull’uomo.