Prototypes

Ingegneri della Marina USA realizzano una clip stampata in 3D per fermare le esplosioni di submunizioni inesplose

Il prototipo di bloccaggio meccanico fissa i percussori all'interno dei residui della Guerra del Golfo senza ricorrere a epossidica o gesso a lenta essiccazione.

Di Giovanni Sapere
2 min di letturaHuman-Edited, AI-Assisted

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Ingegneri della Marina USA realizzano una clip stampata in 3D per fermare le esplosioni di submunizioni inesplose
Photo: Andreas Näslund / Unsplash

Due ingegneri della Naval Surface Warfare Center Corona Division hanno progettato una clip meccanica che blocca i componenti di armamento delle submunizioni inesplose. L'invenzione, sviluppata per le squadre di bonifica degli ordigni esplosivi, sostituisce le miscele di gesso a lenta essiccazione con un componente prodotto su richiesta mediante stampa 3D.

Bloccaggi meccanici al posto di leganti chimici instabili

La bonifica degli ordigni inesplosi costringe spesso i tecnici a improvvisare strumenti di stabilizzazione sul campo. Per decenni gli specialisti della bonifica degli ordigni esplosivi hanno neutralizzato le submunizioni inesplose versando epossidica o gesso attorno al percussore per bloccarlo in posizione. Questa tecnica obbliga i tecnici a trasportare pesanti materiali per la miscelazione, attendere l'indurimento dei composti e rischiare di maneggiare un dispositivo che potrebbe non essere completamente immobilizzato. Secondo quanto riportato da Interesting Engineering, il tecnico Samuel Larter e l'ingegnere Darren Mansour del Close Combat Engineering Team del NSWC Corona hanno realizzato la Submunition Clip per afferrare meccanicamente le parti interne di armamento. Serrando fisicamente i componenti di innesco delle submunizioni M42 e M46, lo strumento impedisce spostamenti imprevisti durante la manipolazione e il trasporto.

«Potremmo semplicemente fargliela stampare da soli e ne avrebbero in abbondanza»

— Darren Mansour, ingegnere al NSWC Corona

«Voglio solo che questo arrivi là fuori, così che le persone possano usarlo per salvare vite»

— Samuel Larter, tecnico ingegnere al NSWC Corona

Dai campi minati della Guerra del Golfo alla manifattura additiva

La minaccia affrontata dallo strumento deriva dalle armi a grappolo sganciate decenni fa. Durante la Guerra del Golfo del 1991, le forze americane schierarono le Dual Purpose Improved Conventional Munitions nelle zone di combattimento. Migliaia di quelle submunizioni, dotate di cariche cave e involucri a frammentazione, non esplosero all'impatto e restano sepolte in Kuwait e Iraq. Larter si imbatté in migliaia di bomblet inesplosi mentre prestava servizio in Medio Oriente con la 15th Marine Expeditionary Unit. Per rendere più rapida la bonifica, Mansour ha tradotto il concetto di bloccaggio fisico di Larter in file digitali destinati alla stampa 3D locale. Invece di attendere le spedizioni centralizzate di rifornimenti militari, le unità di bonifica possono fabbricare le parti in plastica su macchine standard per la manifattura additiva ovunque vengano schierate.

La domanda provvisoria punta alla concessione di licenze commerciali

Il progetto ha ricevuto il premio Excellence in Safety del Naval Sea Systems Command per l'anno fiscale 2025. Per assicurarsi i diritti sul design meccanico, il NSWC Corona ha depositato una domanda di brevetto provvisoria presso lo United States Patent and Trademark Office. La tutela legale offre alla Marina un quadro per negoziare accordi di produzione con i produttori industriali. Mentre il prototipo iniziale è destinato a due specifici modelli di submunizioni, gli ingegneri intendono adattare la geometria di presa meccanica per stabilizzare altri ordigni inesplosi.

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