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La perdita dell’udito si può curare con impianti flessibili adattabili

Di Mario Vincenzo La Rocca
2 min di lettura

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La perdita dell’udito si può curare con impianti flessibili adattabili

Una nuova tecnologia promette di superare i limiti dei sistemi rigidi migliorando al contempo la sensibilità alla dinamica dei suoni

Una condizione fisica, spesso invalidante, che porta a una riduzione della qualità della vita è la perdita dell’udito. Le persone che soffrono di perdita dell’udito a causa di un danno all’orecchio interno o a un nervo interno non traggono beneficio dagli impianti cocleari. L’opzione migliore sono gli impianti uditivi del tronco encefalico (ABI). Gli ABI aggirano la maggior parte del sistema uditivo e inviano i segnali direttamente al tronco encefalico uditivo. Tuttavia questi impianti si basano su componenti rigidi che non si adattano perfettamente all’anatomia di ogni paziente. È una delle ragioni per cui gli ABI finiscono per essere in gran parte inefficaci in molti pazienti.

Recentemente un gruppo di ricerca dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), in Svizzera, in collaborazione con il Massachusetts Eye and Ear e la Harvard Medical School, ha creato un impianto uditivo flessibile che supera i gravi limiti dei dispositivi rigidi. Il dispositivo flessibile può essere posizionato vicino al tronco encefalico uditivo, con elettrodi a film sottile esposti che abbracciano il tessuto e consentono un passaggio pulito di segnali elettrici mirati. I risultati sono riportati in un articolo pubblicato dalla rivista Science Translational Medicine.

Prototipo ultra piccolo e flessibile del nuovo impianto

I primi test sui prototipi del dispositivo, che ha una superficie di 0,25 mm quadrati, sono stati condotti sui topi. I risultati hanno mostrato che gli elettrodi hanno funzionato correttamente per oltre un mese. La ricerca sta attualmente valutando la possibilità di testare i prodotti su pazienti reali. Inoltre, i ricercatori ritengono che il nuovo approccio porterà a una gamma dinamica dei suoni percepiti molto più ampia, con risultati migliori di quelli ottenuti con gli ABI esistenti.

Un importante risultato fondamentale di questa ricerca è stato lo sviluppo di una serie di elettrodi flessibili in platino, racchiusi nel silicone, che mantengono le proprietà del metallo di cui sono fatti. Il platino non è un materiale ferroso, è biocompatibile ed è già usato in molte applicazioni mediche. Inoltre può essere usato in un apparecchio per risonanza magnetica. Per rendere flessibile il platino, i ricercatori hanno inciso schemi estremamente sottili nel platino usando tecniche di produzione su scala submillimetrica. Questo approccio potrebbe rappresentare una svolta nella progettazione degli impianti uditivi e migliorare notevolmente la vita di molte persone.

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