Parlare può diffondere il coronavirus? Il laser ci aiuta a capirlo
Di Mario Vincenzo La Rocca
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La tecnica della diffusione della luce laser permette ai ricercatori di osservare le goccioline prodotte parlando e mette in evidenza l’utilità della mascherina nella lotta alla pandemia
Il mondo combatte la pandemia causata dal virus SARS-CoV-2 e molte nazioni sono pronte ad attuare i piani per la ripartenza. L’attenzione sarà concentrata soprattutto su come limitare la diffusione del virus. Un precedente studio finlandese ha già simulato la diffusione del virus a seguito di un colpo di tosse in un ambiente chiuso. Un nuovo studio, presentato sul New England Journal of Medicine, ha mostrato la differenza tra parlare con e senza la mascherina.
I ricercatori dei National Institutes of Health di Bethesda e della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania a Filadelfia hanno utilizzato una tecnica chiamata diffusione della luce laser (laser light scattering). La procedura serve a osservare la distribuzione nello spazio di particelle molto piccole, proprio come le particelle di saliva emesse mentre si parla. Il test è stato condotto con una persona che ripeteva la frase “stay healthy” con diversi toni di voce, senza e con la mascherina.
Emissione di goccioline mentre una persona pronuncia “Stay Healthy”.
Il video mostra che, quando una persona parla senza mascherina, vengono prodotte diverse goccioline di diametro compreso tra 20 e 500 micrometri. Ogni goccia produce un lampo verde nel video. L’intensità del lampo indica la dimensione della particella e per quanto tempo persiste nell’area. Le tre frasi pronunciate senza mascherina producono un andamento simile delle particelle generate, con un aumento del numero di goccioline in corrispondenza dell’aumento del tono di voce. Quando la frase viene pronunciata con la mascherina sulla bocca del ricercatore, il numero di particelle prodotte crolla e diventa non rilevabile dallo strumento.
I ricercatori hanno inoltre osservato che il numero di particelle emesse parlando è inferiore a quello prodotto con un colpo di tosse o uno starnuto. I risultati non dimostrano il ruolo dell’aerosol prodotto nella trasmissione del virus. Tuttavia, lo studio descrive quantitativamente l’effetto delle mascherine nella dispersione delle goccioline e fornisce agli scienziati ulteriori informazioni per affrontare meglio il futuro periodo di convivenza con il nuovo coronavirus.



