Un derivato della cannabis potrebbe curare o prevenire il Covid-19
Di Mario Vincenzo La Rocca
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Un nuovo studio mostra come il cannabidiolo potrebbe ridurre l’attività delle proteine chiave usate dal nuovo coronavirus per entrare nelle cellule umane
Il filone di ricerca sulla marijuana medica si è sviluppato molto rapidamente di recente. Negli ultimi anni diversi cannabinoidi si sono dimostrati attivi in alcuni specifici contesti clinici, stimolando lo sviluppo della cannabis medica. Un nuovo studio della University of Lethbridge, in Canada, suggerisce l’uso di estratti di cannabis sativa medica ad alto contenuto di cannabidiolo nei pazienti con Covid-19.
Il gruppo canadese è specializzato nella ricerca sulle applicazioni cliniche dei cannabinoidi e in passato ha lavorato su centinaia di molecole estratte. Tra queste, il cannabidiolo è già noto per le sue proprietà antinfiammatorie. Il gruppo ha quindi pensato di indagarne l’effetto sull’infezione causata da SARS-CoV-2. I diversi estratti contenenti cannabidiolo sono stati testati su modelli 3D di tessuti umani che riproducono la bocca, le vie respiratorie e l’intestino.
Tra le miscele studiate, 13 estratti hanno mostrato la capacità di ridurre i livelli di due proteine chiave per l’azione del virus, Ace2 e Tmprss2. Lo studio è in preprint (non ancora sottoposto a revisione paritaria, correzione e validazione esterna) e mostra solo risultati parziali. Inoltre, i risultati non incoraggiano in alcun modo l’uso della marijuana a scopo ricreativo, che è fortemente sconsigliato, soprattutto nei pazienti con Covid-19. I risultati preliminari potrebbero portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per l’infezione come terapie di supporto. La ricerca potrebbe inoltre condurre a trattamenti preventivi di facile somministrazione, offrendo un ulteriore strumento per combattere la pandemia.



