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Un sistema meteo-pandemico per anticipare le future ondate infettive

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Un sistema meteo-pandemico per anticipare le future ondate infettive

Un sistema che prevede le future pandemie, un po' come un servizio meteorologico, ma che in questo caso sfrutterà gli archivi di laboratorio sul Covid-19 e permetterà così una comunicazione meteo-pandemica per avvisarci dell'arrivo di nuove ondate. Il vantaggio di questa tecnica, oltre a prevedere l'arrivo di una determinata infezione, è quello di restituire informazioni inerenti a:

  • Il comportamento del sistema immunitario quando incontra il virus
  • Il processo di produzione degli anticorpi (con possibili differenze tra sintomatici e asintomatici e specificità per chi ha avuto un sintomo in meno o uno in più)
  • La «predisposizione difensiva» di una data popolazione e le possibili forme di immunità

fonte dell'immagine:

Michael Mina, epidemiologo della Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha avuto l'idea di creare una rete di banche del sangue in ogni angolo del mondo, per selezionare, se necessario, gli anticorpi più adatti a uccidere i virus che attaccano in modi diversi. Sfruttando così le attività quotidiane, gli esami di laboratorio, i campioni, i test e così via. Questo permetterà a questo osservatorio globale di avvisare gli scienziati che lo utilizzeranno in caso di nuove ondate infettive. Un'attività che dovrebbe vedere chiaramente le sinergie tra più soggetti, istituzioni, ospedali, cliniche, per rendere accessibili e disponibili i dati dei pazienti e per la quale Michael Mina si è già attivato all'inizio del 2020, raccogliendo fiale di plasma da laboratori degli Stati Uniti, quando anche la comunità scientifica mondiale agiva quasi dietro un velo di ignoranza e ingenuità.

L'immunologo ed epidemiologo americano guida un gruppo di esperti verso quello che chiamano Global Immunological Observatory; una realtà, dunque, che vuole progredire sempre di più e per la quale le discussioni sono già iniziate nell'estate del 2020.

fonte dell'immagine: https://www.hsph.harvard.edu/

Pensate se queste possibilità di monitoraggio dello scenario pandemico le avessimo avute già nel 2019; con ogni probabilità avremmo potuto tracciare (previo consenso, per ora discutibile, di operatori e pazienti, da gestire poi con processi automatizzati e intelligenti) le prime circolazioni dell'antagonista «numero uno» di questi nuovi e distorti anni Venti.

Più nello specifico, però, l'osservatorio avrebbe rilevato l'elevato numero di infezioni causate dalla famiglia dei coronavirus. Inoltre, anche nel suo stato attuale, questo sistema non sarebbe in grado di identificare le nuove varianti, perché richiedono il sequenziamento genetico dei campioni di virus, ma potrebbe fornire informazioni dettagliate sulla dialettica più discussa del 2020, ovvero quella tra il virus e il sistema immunitario. Come per tutte le metodologie che inizialmente appaiono innovative e visionarie, restano ancora grandi interrogativi, su molti temi; in ogni caso, un servizio meteo-pandemico di questo tipo ha un grande potenziale di sviluppo, per salvare vite in tutto il mondo, oltre a un considerevole risparmio di risorse economiche. Soprattutto in quei luoghi dove la diversità dei sistemi immunitari, causata per lo più da condizioni ambientali e di vita estreme, rende alcuni soggetti ancora più vulnerabili.

Autore: Francesco Carleo