Archeology

Una città romana (ancora sepolta) è ora visibile grazie al georadar

Di Fabio Casciabanca
2 min di lettura

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Una città romana (ancora sepolta) è ora visibile grazie al georadar

Gli archeologi hanno riportato alla luce in forma digitale una città romana nell’Italia centrale. Il complesso comprendeva un mercato, alcuni templi e persino una piscina. La maggior parte degli edifici che compongono la struttura non è ancora stata riportata alla luce e la scoperta innovativa è stata fatta con strumenti di telerilevamento come il georadar.

I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno esaminato un’area vicino a Roma, presso la città di Falerii Novi, con un metodo chiamato Ground Penetrating Radar (o GPR).

I risultati ottenuti, pubblicati su Antiquity, mostrano che questo tipo di indagine ha il potenziale per rivoluzionare gli studi archeologici dei siti urbani, mettendo al tempo stesso alla prova gli attuali metodi di analisi di grandi insiemi di dati GPR.

Situata a circa 50 km a nord di Roma, Falerii Novi fu fondata nel 241 a.C., in seguito alla distruzione da parte di Roma del vicino centro di Falerii Veteres.

Croberto68 – CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14811210 Croberto68 – CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=14811210

L’occupazione di Falerii Novi durò dall’epoca romana fino all’alto Medioevo (dal VI al VII secolo d.C.).

Il nuovo studio mette in discussione alcune ipotesi sull’urbanistica romana, mostrando che la pianta di Falerii Novi era meno standardizzata di quella di molte altre città ben analizzate, come Pompei.

Fonte: Cambridge.org – immagine di L. Verdonck Fonte: Cambridge.org – immagine di L. Verdonck

Che cos’è il georadar

Il radar a penetrazione del suolo è un metodo affidabile per ottenere immagini 3D ad alta risoluzione di strutture non visibili sotto il terreno.

Il GPR non è un metodo nuovo ed è già stato usato con successo più volte in questo tipo di studi archeologici. Il radar assomiglia a un tagliaerba: lo si spinge o lo si trascina sull’area che si vuole ispezionare; invia un segnale elettromagnetico nel sottosuolo (proprio come fa un normale radar). Il segnale viene poi riflesso verso l’antenna e il contrasto con il terreno circostante viene messo in evidenza. In questo caso permette di individuare le strutture archeologiche.

Il team di archeologi ha ispezionato tutti i 30,5 ettari all’interno delle mura di Falerii Novi, raccogliendo 71,7 milioni di letture, ciascuna composta da 400 campioni temporali, pari a 28,68 miliardi di punti dati, ovvero circa 4,5 GB di dati grezzi per ettaro.

ColdEel & Ahenobarbus, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28967434 ColdEel & Ahenobarbus, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28967434

Archeologia non invasiva

Questo metodo può rivelare intere strutture con relativa facilità e ha l’indiscutibile vantaggio di adottare una tecnologia non invasiva.

L’autore della ricerca, il professor Martin Millett dell’Università di Cambridge, ha dichiarato: “Il livello di dettaglio sorprendente che abbiamo raggiunto a Falerii Novi, e le caratteristiche sorprendenti che il GPR ha rivelato, suggeriscono che questo tipo di indagine potrebbe trasformare il modo in cui gli archeologi indagano i siti urbani nel loro insieme.

Poiché il team è riuscito a rappresentare visivamente l’intera città, ha potuto anche analizzarne l’urbanistica. Per esempio, nelle parti meridionali della città, appena all’interno delle mura, il GPR ha rivelato un grande edificio rettangolare collegato a una serie di condutture idriche che portano all’acquedotto.

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