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L’Unione degli accademici arabi: un nuovo dispositivo che potrebbe aiutare le persone colpite dal covid

Di Letizia Giugliano
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L’Unione degli accademici arabi: un nuovo dispositivo che potrebbe aiutare le persone colpite dal covid

Un ingegnere della TUOAA ha progettato un dispositivo CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) che potrebbe aiutare i pazienti covid 19 a respirare più facilmente.

L’Unione degli accademici arabi (The Union of Arab Academics) sta lavorando intensamente per trovare diverse soluzioni per far fronte all’attuale emergenza covid 19 e impegnarsi il più possibile ad affrontare questa pandemia e ad aiutare in particolare la propria popolazione. Nei loro ospedali non ci sono abbastanza ventilatori e posti letto di terapia intensiva.

Un ingegnere della TUOAA ha progettato un dispositivo CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) che potrebbe aiutare i pazienti covid 19 a respirare più facilmente.

Il dispositivo assiste il processo respiratorio quando la maschera per l’ossigeno non è sufficiente e aiuta chi ha difficoltà a respirare. Questo dispositivo può aiutare a salvare molte vite riducendo in modo significativo il ricorso a ventilatori e terapie intensive, e al personale che vi lavora, tranne che nei casi critici.

Va detto che una grande percentuale di persone con covid 19 si è accontentata di usare dispositivi CPAP e ha eliminato il virus senza bisogno di ventilatori, soprattutto in Cina e in Italia.

Il dispositivo è usato dai pazienti sia in ospedale sia a casa: per chi ha difficoltà a respirare, il dispositivo immette in modo continuo una quantità di ossigeno insieme ad aria attraverso la bocca e il naso fino a una certa pressione, mantenendo aperte le vie aeree e aumentando la quantità di ossigeno nel sangue.

Il dispositivo è il risultato di uno studio approfondito sul principio di funzionamento del dispositivo CPAP, oltre che dell’analisi del protocollo di test e delle apparecchiature per garantire la sicurezza del paziente.

In questa figura si può vedere il prototipo.

Fonte dell’articolo: ing. Luai Taha Al-Mahbashi (The Union Of Arab Academics -TUOAA)