Electricity

Il futuro? Energia pulita dall'acqua di mare grazie allo studio della Stanford University

Di Giovanni Sapere
2 min di lettura

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Il futuro? Energia pulita dall'acqua di mare grazie allo studio della Stanford University

Energia dall'acqua di mare? Si può fare. A dirlo è un team di studiosi della Stanford University guidato dai professori Hongjie Dai, docente di Chimica presso l'università americana, Yun Kuang, docente della Beijing University of Chemical Technology, e Michael Kenney, coautore della ricerca e…

Energia dall'acqua di mare? Si può fare.

A dirlo è un team di studiosi della Stanford University

https://www.stanford.edu/https://www.stanford.edu/ guidato dai professori Hongjie Dai

https://chemistry.stanford.edu/people/hongjie-daihttps://chemistry.stanford.edu/people/hongjie-dai, docente di Chimica presso l'università americana, Yun Kuang, docente della Beijing University of Chemical Technology, e Michael Kenney, coautore della ricerca e studente presso il Dailab

https://chemistry.stanford.edu/people/hongjie-daihttps://chemistry.stanford.edu/people/hongjie-dai.

Lo studio mostra come sia possibile produrre energia pulita in grandi quantità attraverso il processo di elettrolisi, ossia la separazione dell'idrogeno dall'ossigeno dell'acqua di mare, senza incorrere nel deterioramento degli elettrodi. Che cosa significa? Di certo la produzione di acqua dolce in grandi quantità, che rimpiazza le esigue e sempre incerte riserve attuali. In secondo luogo, ma non meno importante, la creazione di energia pulita a livello industriale. Una scoperta non da poco, se si considera che oggi i motori a idrogeno sono ancora costosi per il processo di trasformazione della materia prima.

Pubblicato lo scorso marzo su Pnas, la rivista scientifica della National Academy of Sciences degli Stati Uniti, lo studio ha trovato l'antidoto alla disgregazione degli elettrodi causata dal cloruro di sodio dell'acqua di mare. La risposta sta nella creazione di una capsula, un guscio formato da schiuma di nichel e solfuro di nichel che, durante l'elettrolisi, si carica negativamente proteggendo l'anodo e respingendo semplicemente il cloruro, evitando il deterioramento dell'elettrodo.

Per dare un'idea della potenza di questa innovazione nel processo chimico, al momento dell'elettrolisi, ossia della separazione degli atomi di idrogeno da quelli di ossigeno per effetto della trasformazione chimica indotta dall'energia elettrica, un elettrodo può resistere non più di 12 ore al cloruro di sodio presente nell'acqua di mare. Con la protezione dovuta al solfuro di nichel, invece, un elettrodo può ora resistere per circa 1000 ore, rendendo evidenti i possibili usi in campo industriale.

E qui si riversano le intenzioni del gruppo di studiosi. Se per rendere attraente una produzione di massa di motori a idrogeno, che generano energia pulita senza emissioni di anidride carbonica, è vero anche che per questa produzione è indispensabile una quantità enorme e dispendiosa di acqua distillata.

“Per fornire energia sufficiente ad auto e città servirebbe così tanto idrogeno che non è concepibile usare acqua distillata” spiega il professor Dai. “In questo modo la produzione sarebbe realizzabile senza acqua distillata e a basso costo, per non parlare del fatto che la produzione di energia aumenterebbe di 10 volte rispetto agli standard attuali. Inoltre, l'immediatezza della separazione tra idrogeno e ossigeno consentirebbe anche una facile ricarica delle riserve di O2 persino in immersione subacquea, senza bisogno di risalire in superficie, aumentando così l'autonomia in profondità.